Cos’è una casa green e cosa prevede la direttiva
Hai già sentito parlare delle case green? Sono quelle dimore che ti permettono di rispettare una serie di criteri in termini di consumo energetico e rispetto della natura. Nello specifico, grazie a queste soluzioni abitative puoi ridurre al minimo i consumi e risparmiare sulla bolletta. Ma esiste proprio una direttiva sull’argomento.
Quando citiamo il concetto di casa green non parliamo solo di un’attenzione in più per gli infissi isolanti, l’eliminazione dei ponti termici, la gestione dell’esposizione solare o l’uso di cappotti coibentati e di materiali per non fare uscire o entrare l’aria calda. Questa direttiva sulle case green è una soluzione per regolare, in modo ufficiale, la possibilità di ottenere un edificio indipendente dal punto di vista energetico. Vuoi approfondire il tema?
Cos’è una casa green, una definizione
Prima di approfondire l’aspetto normativo, proviamo a dare una definizione di ciò che significa questo termine nell’uso comune e quotidiano. La casa green (o ecologica) è un’abitazione progettata, costruita e gestita per ridurre al minimo l’impatto ambientale e massimizzare l’efficienza energetica. Certo, devi avere dei pannelli solari ma ciò che fa la differenza è l’equilibrio tra il comfort di chi ci abita ogni giorno e la tutela delle risorse naturali.
Una casa green deve consumare poca energia per il riscaldamento, il raffrescamento e l’illuminazione. Questa soluzione abitativa tende all’autosufficienza energetica producendo autonomamente ciò di cui ha bisogno grazie a soluzioni differenti. Come, ad esempio, gli impianti fotovoltaici per l’elettricità, il solare termico per l’acqua calda sanitaria e le pompe di calore che permettono di sfruttare l’energia dell’aria o del terreno (geotermia).
Una casa green, però, si definisce anche dalla qualità dell’aria. Una dimora isolata, senza una corretta gestione dell’umidità, rischia problemi di muffa.
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Cosa dice la direttiva sulle case green
La direttiva – che in realtà non si chiama case green – fa riferimento alla pubblicazione europea 2024/1275, che in realtà è una rifusione della precedente EPBD – Energy Performance of Buildings Directive.
Questa regolamentazione è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea l’8 maggio 2024 ed è entrata ufficialmente in vigore il 28 maggio 2024. Quali sono gli obiettivi che si dovrebbero raggiungere?
Tutti i nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero, si punta su una riduzione del consumo medio di energia primaria attraverso la ristrutturazione degli edifici con le prestazioni energetiche peggiori. E l’osservanza delle regole per gli immobili di nuova costruzione. Da aggiungere l’eliminazione totale delle caldaie alimentate da combustibili fossili. In sintesi estrema, lo scopo è la decarbonizzazione edilizia dei 27 Stati membri dell’UE.
I tempi necessari per questa direttiva?
La scadenza più importante: maggio 2026. Entro il 29 di questo mese l’Italia (e tutti gli altri Stati membri) deve recepire formalmente la direttiva nel proprio ordinamento nazionale tramite appositi decreti legislativi, introdurre il nuovo APE, attestato di prestazione energetica, basato sui nuovi standard europei più armonizzati e istituire il passaporto di ristrutturazione che guiderà i proprietari verso una riqualificazione profonda.
Purtroppo, la Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia e altri 18 paesi che non hanno presentato entro il termine del 31 dicembre 2025 la bozza del Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici. L’Italia ha poco tempo per mettersi in regola e presentare il piano definitivo entro la fine dell’anno.
Il 2026 è quindi l’anno in cui passeremo dalle regole europee alle leggi italiane che diranno chi dovrà ristrutturare, quali sono gli edifici prioritari su cui intervenire e con quali aiuti. Infatti, servono degli incentivi finanziari per aiutare le famiglie, specialmente quelle meno abbienti, a sostenere i costi dei lavori di adeguamento per le case green.
Quali saranno gli interventi sulle case?
A prescindere dagli incentivi che saranno disponibili, le persone si domandano quali saranno i possibili interventi da mettere in atto nel momento in cui sarà necessario attivare la direttiva sulle case green in Italia. Due sono i fronti da prendere in considerazione: ridurre la dispersione di energia attraverso un buon lavoro di isolamento e cambiare il modo in cui l’energia viene prodotta e consumata. In questo caso, l’attenzione è sugli impianti.
Isolamento
L’applicazione di pannelli isolanti sulle pareti esterne o interne dell’edificio è il primo passo per creare una casa green. Isolare gli ambienti domestici è l’intervento più importante ai fini dell’efficienza energetica: questo passaggio riduce la necessità di riscaldamento e raffrescamento. Questo significa meno energia spesa in casa.
Energia
Gli interventi, però, non riguardano solo le pareti: anche il tetto deve essere isolato, e la scelta degli infissi può fare la differenza. L’installazione di finestre e porte con taglio termico, doppi o tripli vetri e gas argon all’interno è necessaria per eliminare gli spifferi e i ponti termici. Una volta isolata la casa, per evitare che il calore o l’aria fredda si disperdano, puoi operare sui sistemi che generano energia e comfort come l’acqua o l’aria calda in casa. Ad esempio?
- La pompa di calore sostituisce la vecchia caldaia a gas.
- I sistemi di accumulo conservano l’energia prodotta.
- I pannelli sul tetto possono produrre elettricità dal sole.
Non basta avere buoni impianti: bisogna saperli usare senza sprechi. Spesso, le case green sono implementate con sistemi di domotica in grado di gestire al meglio il vantaggio energetico. Questo avviene con termostati intelligenti che imparano le tue abitudini, sensori che spengono le luci se non c’è nessuno e app che monitorano i consumi in tempo reale. Così la tecnologia è al servizio sia del risparmio energetico, sia dell’approccio ecologico.
Gli incentivi previsti per i lavori
Con l’addio definitivo al Superbonus e l’entrata in vigore della nuova direttiva europea, il sistema degli incentivi per riammodernare e migliorare la casa in chiave ECO si è spostato verso incentivi mirati e strutturali. La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) e la guida aggiornata dell’Agenzia delle Entrate del febbraio 2026 suggeriscono un punto: è possibile detrarre dall’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) una parte dei costi per ristrutturare.
Il punto è questo: l’agevolazione non è più uguale per tutti, privilegia chi interviene sull’abitazione principale. Per ottenere il 50%, il contribuente deve essere titolare di un diritto reale (proprietà, usufrutto, ecc.) e avere la residenza anagrafica nell’immobile. Il tetto resta confermato a 96.000 € per unità immobiliare con detrazione massima 48.000 € e ripartizione in 10 anni.


