Che differenza c’è tra gli interruttori bipolari e unipolari?
Quando gestiamo un impianto elettrico in casa o in ufficio dobbiamo sempre conoscere la differenza fondamentale tra interruttore bipolare e unipolare. Paradossalmente, il punto è descritto già dal nome di questi elementi: il primo interrompe la fase e il neutro (quindi due poli) mentre il secondo uno solo. Vale a dire la fase.
Con un interruttore unipolare si chiude solo il conduttore attivo. Di conseguenza, possiamo sottolineare il fatto che i bipolari sono soluzioni ideali quando vogliamo una garanzia in più. E abbiamo bisogno di un elemento di sicurezza per gestire elettrodomestici e apparecchiature che esigono uno stacco completo dal circuito elettrico.
Cos’è e a cosa serve l’interruttore unipolare
Se l’interruttore bipolare è più sicuro possiamo chiederci perché continuare a utilizzare quello unipolare. In realtà, non è sempre necessario intervenire su fase e neutro. Per gli usi comuni, come l’accensione della luce in una stanza, va bene l’interruttore unipolare. Che interrompe o ripristina il collegamento di un solo conduttore, la fase.
Il conduttore neutro rimane collegato, mantenendo il circuito di ritorno attivo. Questa soluzione ha diversi vantaggi: semplice ed economico, si installa in un attimo utilizzando due semplici morsetti e ha delle dimensioni particolarmente compatte. Inoltre, presenta una buona affidabilità nel tempo. Ma non garantisce l’isolamento completo del circuito dato che il neutro resta collegato, quindi non è una soluzione adatta a tutti gli ambiti.
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Definizione completa dell’interruttore bipolare
Passiamo alla soluzione diametralmente opposta: l’interruttore bipolare. Qual è la differenza fondamentale rispetto all’unipolare? In questo caso stiamo parlando di uno strumento per interrompere contemporaneamente due conduttori elettrici tramite un’unica azione sul pulsante. Che, esteticamente, è simile all’unipolare anche se ha delle dimensioni superiori, dei simboli per indicare acceso/spento e spesso anche una luce che indica lo stato.
Possiamo dire che quando si spinge un interruttore bipolare per chiuderlo si interrompono, nello stesso momento, la fase e il neutro. Così non c’è tensione residua nel circuito a valle. L’isolamento è completo e sicuro, condizione che diventa indispensabile in ambiti in cui si utilizzano apparecchi ad alta tensione e si esige una sicurezza in più. Ricordiamo, però, che questi interruttori devono rispettare la normativa CEI 64-8 per applicazioni specifiche.
Differenza tra interruttore bipolare e unipolare
Iniziamo puntando sull’aspetto che ci interessa di più in questi casi: la sicurezza. Con l’interruttore bipolare, stacchiamo sia la fase che il neutro e isoliamo in modo completo il circuito. Non c’è tensione ed è come se staccassimo completamente l’elemento collegato dalla rete elettrica. Con l’interruttore bipolare abbiamo una protezione superiore, sia nell’ordinario che nelle fasi straordinarie. Come, ad esempio, durante le manutenzioni.
Ecco la differenza sostanziale tra interruttore bipolare e unipolare: quest’ultimo, anche se lo abbiamo chiuso, può avere ancora tensione sul neutro, mentre con il bipolare sappiamo che non c’è alcuna traccia di corrente.
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Quando usare i diversi tipi di interruttore?
Possiamo dire che c’è una netta differenza rispetto all’uso di questi interruttori. Quelli bipolari si sfruttano soprattutto quando c’è bisogno di una sicurezza in più rispetto agli standard qualitativi. Ad esempio?
Per la luce in soggiorno basta l’interruttore unipolare. Ma per il circuito dello scaldabagno, quello bipolare è una necessità sia per sicurezza che per conformità alle norme. In generale, possiamo dire che gli ambienti asciutti come soggiorni, camere da letto e uffici rappresentano il contesto ideale per l’utilizzo di interruttori unipolari.
Anche per circuiti di bassa potenza, dove non ci sono rischi particolari, questa soluzione è adatta e non rischiosa. L’interruttore bipolare diventa indispensabile in tutte quelle situazioni dove la sicurezza deve essere massima.
I bagni sono un esempio: qui l’umidità aumenta notevolmente i rischi elettrici, e la normativa CEI 64-8 richiede l’uso dei bipolari per molte applicazioni. Nello specifico, tutti i circuiti che alimentano apparecchi installati nel volume 1 dei bagni – la zona immediatamente adiacente a vasca o doccia – devono utilizzare interruttori bipolari.
Lo stesso vale per le cucine, dove la presenza di acqua e vapore rende necessaria una protezione aggiuntiva. Scaldabagni, boiler, radiatori e stufe elettriche permanenti esigono questo tipo di interruttore per gestire la potenza elevata. E per avere un isolamento completo durante la manutenzione. Anche i condizionatori d’aria fissi, i forni elettrici, i piani cottura elettrici e le lavastoviglie devono essere serviti da interruttori bipolari.


